Si sdraiarono sull’erba, vicini, ma senza parlare, come se il silenzio fosse diventato parte di loro, quasi sacro. Il cielo sopra di loro sembrava infinito, come un dipinto che cambiava lentamente, mescolando azzurro e sfumature di rosa e oro, quasi fosse un riflesso dei loro cuori che battevano all’unisono, anche senza parole. Un’immobilità sospesa regnava intorno, ma in quel preciso istante, la natura sembrava respirare con loro.
E fu allora che due farfalle apparvero, fluttuando leggiadre nell’aria. Il loro volo non era casuale, ma una danza elegante, una coreografia che sembrava scritta da qualcosa di più grande, come se stessero celebrando quel momento di connessione che stava accadendo tra i due ragazzi. Le ali vibravano sottili, cangianti, risplendendo di riflessi iridescenti sotto la luce del sole, quasi a tracciare il contorno di un sogno. Si inseguivano, volteggiando senza fretta, come se non ci fosse altro al mondo se non quell’attimo perfetto. Ogni battito di ali sembrava suonare un’eco di libertà, come se il vento stesso avesse preso forma e danzasse insieme a loro.
Luce, rapita da quella visione, sussurrò, come se le parole dovessero essere delicate, per non interrompere l’incanto: “Guarda… sono così belle. Sembrano inseguirsi, come se non ci fosse altro al mondo che stare insieme, in quel volo senza meta, in quella danza che nessun ostacolo può fermare.” La sua voce tremava, non tanto per il freddo, ma per la meraviglia che quelle farfalle suscitavano dentro di lei, per quella bellezza che sembrava impossibile da catturare completamente, ma che riusciva, in qualche modo, a risvegliare una parte di sé che nemmeno sapeva di avere.
…
estratto dal mio racconto In riva al fiume (farfalle) che potete leggere qui.


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