Uragani e Farfalle

Storie brevi e fotografie


Quello che il Mare lascia

La spiaggia era quasi vuota a quell’ora.
Non c’erano ombrelloni, né voci, né passi frettolosi. Solo il rumore lento delle onde e il fruscio leggero del vento che accarezzava la sabbia.

Camminava piano, guardando in basso.

Le conchiglie erano ovunque. Piccole, rotte, perfette, dimenticate. Sembravano stelle cadute dal cielo durante la notte e rimaste lì, sparse, senza più una costellazione.

Si chinò a prenderne una.

Era liscia, chiara, con una sfumatura rosa al centro. La strinse tra le dita come se potesse scaldarla, o forse scaldarsi lui.

Gli tornò in mente quando da bambino le raccoglieva tutte, convinto che ognuna custodisse un segreto. Le portava all’orecchio e ascoltava il mare, anche quando il mare era lontano chilometri.

Adesso non le collezionava più.
Adesso le lasciava dove stavano.
Aveva imparato che certe cose non si tengono.
Si guardano. Si sentono. Poi si lasciano andare.

Il sole stava calando e la luce attraversava l’aria in strisce dorate, come vecchie pellicole rovinate dal tempo. Ogni granello di sabbia brillava un istante, poi tornava opaco. Come i ricordi.

Pensò a tutte le estati passate.
Alle persone che c’erano state.
A quelle che non c’erano più.

Il mare portava via tutto, ma qualcosa lo restituiva sempre: una conchiglia, un frammento, una traccia.
Come a dire: non è sparito. È solo cambiato forma.

Sorrise.

Posò la conchiglia di nuovo a terra, esattamente dov’era, e riprese a camminare.
Dietro di lui, solo impronte leggere.
Davanti, la luce.

E il mare che continuava, paziente, a raccontare storie a chi aveva voglia di fermarsi ad ascoltare.


Scopri di più da Uragani e Farfalle

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.



Lascia un commento