Uragani e Farfalle

Storie brevi e fotografie


Quando rideva ancora

L’ultima estate insieme fu anche la più bella.
Non lo sapevamo ancora. E forse, proprio per questo, lo fu davvero.

Era come se il tempo ci avesse concesso un dono, all’improvviso: una tregua. I giorni erano lenti, i pomeriggi lunghi e pieni di luce, e lei rideva ancora.
Rideva come una ragazza. Di quelle risate piene, contagiose, che le facevano chiudere gli occhi e inclinare la testa all’indietro, come se il mondo potesse aspettare.

Un giorno le proposi di ballare in giardino. Era una di quelle idee che fanno bene all’anima anche solo a pronunciarle.

“A quest’ora? Ma ti rendi conto che ci vedono i vicini?”
“E allora? Che imparino.”
“A fare cosa?”
“Ad amarsi come noi.”

Rise. Ma venne. Scalza, con il vestito di lino che amava da sempre e i capelli sciolti.
Avevamo un vecchio stereo a pile e una cassetta che gracchiava canzoni lente.
Lei si appoggiava a me come quando eravamo ragazzi. Non per bisogno, ma per scelta.
E io la tenevo stretta, come si tiene una cosa fragile. Ma anche forte. Forte di tutti quegli anni, di tutte le cadute, le attese, i ritorni. Forte del noi che avevamo costruito.

Ballammo tra le ortensie, con le ombre degli alberi che ci coprivano come tende leggere.
E in quel momento, con le mani intrecciate e la sua guancia contro la mia, seppi che stavo vivendo un ricordo futuro.
Uno di quelli che non muoiono mai.

estratto dal mio racconto Un crollo che potete leggere qui.


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