Uragani e Farfalle

Storie brevi e fotografie


Milano ti consuma piano

Milano quel giorno sembrava gentile.
Un sole fuori stagione scaldava i marciapiedi e faceva brillare le vetrine come se fosse primavera, anche se era già ottobre. Diego sedeva sui gradini di pietra davanti a un portone chiuso, con le maniche corte e le mani intrecciate tra le ginocchia.

Guardava la città scorrere senza di lui.

I cani correvano al parco poco distante, i bambini ridevano su un pullman troppo rumoroso, e una coppia passava lentamente, stretta l’una all’altra come se il resto del mondo non esistesse. Lei lo guardava come si guardano le cose che si ha paura di perdere. Lui sembrava altrove, ma restava.

Avrebbe voluto che ci fossi tu, seduta accanto, a condividere quel niente. Non serviva parlare. Sarebbe bastato annoiarsi insieme, in silenzio, come fanno le persone che si sentono a casa.

In tasca aveva poco: qualche moneta, un telefono quasi scarico e una verità che non sapeva bene come dire. Che certe cose finiscono anche quando sembrano appena iniziate. Che Milano, come certe persone, ti accoglie e poi ti consuma piano.

Alzò lo sguardo verso un televisore acceso dentro un bar. Il meteo annunciava pioggia.

“Da domani piove,” diceva il tipo con un sorriso troppo sicuro.

Diego sorrise appena. Non per la pioggia, ma per quello che avrebbe portato via. Le scritte sui muri, i mozziconi agli angoli delle strade, i giorni così, leggeri e perfetti per caso.

Si tirò su il cappuccio, nonostante il sole, come a difendersi da qualcosa che non era ancora arrivato.

Poi pensò che forse, quando sarebbe iniziato a piovere davvero, qualcuno si sarebbe ricordato di prendere un ombrello.

E magari, per un attimo, anche di lui.

Ho scritto questa breve storia ispirato dalla canzone “Milano” di Naska.


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