Non stavo cercando niente, camminavo soltanto.
L’erba alta mi sfiorava le caviglie e il sentiero si perdeva tra il verde e il giallo dei fiori selvatici. Poi l’ho visto: un piccolo punto nero lucido che si muoveva lento, deciso, come se sapesse esattamente dove andare.
Mi sono chinato e ho aperto la mano.
Il piccolo scarabeo ci è salito sopra senza esitazione, come se la mia pelle fosse solo un’altra pietra del suo mondo. Le sue zampe minuscole pizzicavano appena, un solletico quasi impercettibile. Da vicino sembrava un’armatura vivente, blu scuro, riflessi metallici sotto il sole.
Mentre io mi perdevo nei pensieri, lui avanzava dritto, passo dopo passo, senza dubbi.
Per un attimo ho avuto la sensazione strana di essere io l’ospite e lui il vero abitante di quel prato.
Quando ha raggiunto la punta delle dita, ho inclinato la mano e l’ho lasciato tornare tra l’erba.
È sparito in un secondo.
Ma mi ha lasciato addosso quella calma semplice delle cose minuscole: andare avanti, senza fretta, senza rumore.
Come se bastasse questo.
Solo questo. E nient’altro.


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